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Il mio Garand: quattro ricordi flash (Carlo Sanvito, 5 ottobre 2011)

Flash Uno : l'incontro
Siamo circa a metà aprile, è una delle prime. Sto parlando della formazione alfabetica che ci stanno facendo imparare a fare con sempre maggiore rapidità e perfezione: ... Russo, Sanvito, Scartoni, Scazzocchio,... La sequenza è questa, ci guardiamo addosso ed automaticamente ci accostiamo come se ci componessimo in collana.
Siamo sotto le pensiline davanti all'armeria, inutili per il sole che ci batte addosso lo stesso, prendendoci di traverso.
Oggi si sa che è una radunata speciale: ci danno le armi !!!
Frizza un mormorio di soddisfazione che puntualizza l'importanza dell'essere finalmente considerati veri militari con tanto di attrezzatura bellica.
Dopo tante chiamate per spazzare aree più o meno pulite, per cercare di scalparmi esageratamente, per darmi in dotazione indumenti in cui non ci riesco a stare, ora sono in attesa di qualcosa di interessante. Io la vedo così: interessante. Perché non so ancora come reagirò dentro a disporre di un'arma personale, non per dubbi sulla mia insanità mentale che mi porterebbe a sparare a chi capita, ma per tutti i discorsi universitari sul rifiuto della violenza e sui relativi strumenti. Quello che altri ed in altri tempi chiamerebbero seghe mentali.
Capita però una cosa che ho imparato ad apprezzare in tante successive radunate alfabetiche. A lato del trio un po' mogio Russo-Sanvito-Scartoni, l'estroverso Scazzocchio inizia il suo interloquire, fatto di battute in romanesco, di chiamate ad altri della fila e di considerazioni sull'evento e spazza in contemporanea pensieri e tempo di attesa.
Ad un certo punto mi ritrovo davanti ad una porta/sportello con un tizio sconosciuto che mi mette in mano un fucile ed un cartellino con la matricola, non ricordo se ho firmato qualcosa. Me ne sono andato bilanciando il mio Garand sul palmo della mano come fosse un coltello da lancio, qualcuno mi aveva detto che la prima cosa da verificare per sapere di disporre di un buon fucile era provare la sua corretta distribuzione dei pesi.

Flash Due : l'affiatamento
Qualche giorno dopo. Sono inginocchiato in una posa poco militare a causa del mio menisco rotto con davanti il mimetico su cui sono allineate le viscere del mio Garand.
Il terreno è duro in quanto siamo nel quadrato delle adunate tra la nostra seconda palazzina e la prima del 66°. Davanti si muove lo Sten Marzano che ci strapazza sulla nostra sicura incapacità di ricomporre il fucile in una forma più o meno simile a quella di partenza. Mi guardo intorno e devo dire che non vedo tanta sicurezza nello sguardo dei miei vicini; chissà nel mio ?!?
Ora sembra che parta una gara, ci dà una specie di 'via' e molti scattano sui pezzi lanciandosi alla ricomposizione.
Nel ricordo devo dire che non mi sono portato male, fra l'altro ho raggiunto un po' gli obiettivi di fondo che mi sono sempre posto: mai primo, mai ultimo, ma nel primo 10%.
L'abbiamo rifatto di seguito tre o quattro volte, non sarei in grado di farlo ad occhi chiusi, ma la mia scarsa manualità è molto diminuita.

Flash Tre : la dimostrazione
La giornata è molto calda nonostante sia abbastanza presto.
Siamo sul litorale di Santa Severa e siamo qui per il battesimo del fuoco con il Garand. Il Corso AUC è formalmente irreggimentato come Compagnia di Fucilieri e quindi oggi si dà il via alla nostra istruzione pratica.
In fondo brilla il mare e si spara verso di lui, la cosa aggiunge difficoltà visive in un ambiente di sole abbacinante.
Siamo in formazione alfabetica, divisi per decine tanti quanti sono i bersagli.
Il nostro Garand è reduce da oliature quasi da vegetale sottolio, il mio ha anche il calcio di legno un po' impregnato.
Il clima nei ranghi è di trepidazione mista ad aspettativa mista ad un po' di strafottenza. Chiamano per decine e la nostra è al solito fra le ultime. Il tempo però se ne va serenamente e con un certo divertimento.
Quando tocca a noi, qualcuno mi mette in mano il caricatore e passa oltre.
Uno Sten ci governa nei movimenti: caricate, giù a terra, sparate dopo che ve lo dico io con la frequenza che vi viene.
Il terreno è sabbioso o la sabbia è piena di sassi, fatto sta che ho problemi di appoggio, almeno all'inizio. Poi al via sparo con tranquillità cercando di mirare al meglio, non per l'esercito ma per me stesso. Alla fine mi volto verso gli altri vicini e sento subito Renato Scazzocchio che parla o di lui che ha sparato sui bersagli di altri o di altri che hanno sparato sul suo. Ci si rimette in piedi ed in riga discutendo su queste considerazioni.
Poi mi dicono che ho fatto 31 su 32 e mi danno una licenza premio: tuttora non so se il mio Garand era tanto bravo o io ero tanto bravo o era Renato che era tanto bravo ad aver scelto il mio bersaglio.

Flash Quattro : l'esibizione
È la mattina presto del 4 giugno 1972. È oggi che giuriamo, tanta emozione in corpo, ma anche tanta tensione. Siamo allineati un po' disordinatamente vicino all'armeria, dobbiamo prelevare i Garand.
Quando lo maneggio ho un piccolo problema di trattenuta del calcio a causa dei guanti bianchi di cotone, non sono così abituato a questa pelle aggiuntiva.
Però miglioro subito, anche perché ci fanno aspettare un po' e riprovo i movimenti.
Poi ci mettiamo in formazione di marcia e ci muoviamo verso la spianata.
Il mio Garand è ben bilanciato sulla spalla, dopo tutte le prove fatte praticamente non lo sento più, è come una protesi d'esibizione.
Va benissimo la nostra accoppiata anche durante tutti i movimenti che ci vengono comandati via via durante la parata e che richiedono un bel po' di affiatamento.
Il Garand va con perizia su e giù, ai piedi, in aria, con la baionetta, senza.
Di più non potevo aspettarmi.
Alla fine, mentre con urgenza aspettavo di restituirlo in armeria, un pensiero: il mio era il primo ed unico Giuramento della mia vita; mi chiedevo, guardando i segni che lo rigavano, quanti prima e quanti dopo per lui.


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