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Il mio primo Picchetto (Osvaldo Agostani, 3 febbraio 2010)

Correva l'anno 1972 (oddio, aveva quasi finito di correre visto che eravamo agli inizi di Dicembre) una fredda mattina di domenica alla caserma Trieste, sul confine orientale, in difesa della Patria.
Dei 23 Sottotenenti di nuova nomina al Reggimento di Artiglieria Corazzata Ariete ero stato il primo a montare di “picchetto” perchè come al solito il mio cognome mi rendeva cavia in ogni occasione.
Avevo cominciato il mio turno alle 11 del giorno precedente e mancavano tre ore alla fine. Tutto stava filando meravigliosamente liscio nonostante i timori della vigilia basati su aneddoti famosi che riguardavano le disavventure di altri giovani ufficiali al loro primo servizio.

[Per quei lavativi imboscati che non hanno fatto il servizio militare (o per le gentili signore) spiego che “montare di picchetto” per un ufficiale subalterno significa sostanzialmente passare un'intera giornata di servizio al comando della guardia della caserma. (Teoricamente) senza dormire la notte o, quanto meno, “riposare” con un occhio solo chiuso come nel Far West, semplicemente sdraiati completamente vestiti (compresi gli anfibi, il cinturone e la pistola) sulla branda della stanza riservata all'ufficiale nel corpo di guardia. Ovviamente tutto ciò è puramente teorico visto che tutti invece dormono della grossa dopo aver dato precise istruzioni al Caporal Maggiore della Guardia (non al Sergente, perchè dorme anche lui) di porre massima allerta al “nemico” che nel nostro caso sarebbe poi il Capitano d'Ispezione che ogni tanto ha l'infausta idea di compiere visite improvvise (ma non inaspettate)]

All'incirca alle 9 di mattina, mentre ormai abbastanza rilassato mi stavo sgranchendo le membra intorpidite nella bruma mattutina, vidi avvicinarsi un capitano. Aveva l'aria seria e preoccupata. Con un tono insolitamente cordiale e per nulla gerarchico mi annunciò il peggiore degli incubi che avrebbero potuto attraversarmi l'animo e la mente: l'immediata visita del Generale Comandante la Divisione Ariete!
Ora occorre sapere che la visita di un Generale Comandante in zona di operazioni è sempre una cosa molto seria, foriera in genere di punizioni di vario tipo per ufficiali subalterni (quelli di picchetto!) e di menzioni gravi e negative per ufficiali superiori che possono anche pregiudicare sviluppi di carriera.
Il Capitano recava l'impressione di una diffusa preoccupazione degli alti comandi del Reggimento sull'efficienza del Corpo di Guardia che avrebbe dovuto accogliere il Generale. Infatti quando arriva un Generale il Corpo di Guardia fa uscire la “schierante” formata da alcuni soldati in perfetta uniforme schierati (appunto) in una riga con il sergente ed il tenente di picchetto; all'inizio della riga sta il trombettiere che suona i rituali squilli di saluto mentre la schierante fa il “presentat arm” e all'estremità opposta l'ufficiale immobile sull'attenti saluta alla mano. Il Generale passa in rassegna la schierante fermandosi proprio davanti al tenente di picchetto che, sempre su un rigorosissimo attenti e mantenendo il saluto, si presenta e recita con una serie di numeri i dati della caserma.

Il Generale atteso era uno dei peggiori possibili.
Generale di Divisione, ufficiale di Cavalleria (i più tremendi per il rigore disciplinare e per l'attenzione alle forme) medaglia d'argento vivente della seconda guerra mondiale.

Man mano che il tempo trascorreva (lentissimo) crocchi di ufficiali superiori si formavano agli angoli dell'ampio piazzale d'ingresso della caserma richiamati dalla notizia e desiderosi di mettersi in mostra. Il piazzale stesso era stato immediatamente riordinato da un plotone d'emergenza e tutta l'area appariva perfettamente organizzata.
Solo un leggero brusio di voci superava incerto di tanto in tanto il freddo silenzio che nemmeno il venticello tagliente di Dicembre poteva rompere passando fra gli immoti alberi spogli.
Già si avvicinavano le dieci e con il passar del tempo aumentava la mia speranza di poter sfuggire la malasorte giungendo al cambio delle undici prima della visita. Ma alle 10,30 (mancava mezzora!) la tremenda notizia: il piantone al cancello d'ingresso principale si mosse correndo verso di noi annunciando ad alta voce:
Stanno arrivando! La macchina blu è comparsa in fondo al rettilineo della Pontebbana e l'autista sta segnalando con i fari.

Subito la schierante esce, il Capitano d'Ispezione la passa in rassegna e la mette in perfetto ordine, agli angoli lontani del piazzale i gruppetti di ufficiali si azzittiscono e si immobilizzano quasi invisibili. Io ripasso per l'ultima volta mentalmente il foglietto dei dati e la filastrocca di presentazione.
Silenzio.
Un silenzio profondo, surreale, perfino il tremendo vento friulano si è ritirato in un angolo e trattiene il respiro.
Sembra di sentire i secondi passare, pesanti come macigni.
E si sono fatti lunghi come minuti per noi che, soli, attendiamo immobili in riga in mezzo al piazzale.
L'occhio si volge a sinistra: al di la del cancello l'auto blu si è fermata ed il Generale è sceso per entrare a piedi e si è fermato per rendere onore alla sentinella che si è immobilizzata nel presentat arm.
Ed eccolo, finalmente!
Un piccolo ometto dall'aria cattiva (i cavalieri sono di piccola statura solitamente) compare nella luce del cancello e s'avanza con passo deciso verso di noi.
Appena giunge all'altezza del trombettiere questi suona i rituali tre squilli d'onore e la schierante presenta le armi.
L'ometto si ferma davanti a me e mi fissa negli occhi con sguardo d'acciaio.
Io, che lo sovrasto di un po', impietrito nel saluto migliore che conosco, con lo sguardo fisso lontano inizio la mia presentazione:
Sottotenente Osvaldo Agostani, 132° Reggimento di Artiglieria Ariete, Ufficiale di Picchetto alla caserma Trieste, presenti 1546, in licenza 38, ammalati...
Stia bene sugli attenti Tenente!” -sibila con durezza l'ometto- “Tenga uniti i talloni!

Ora bisogna sapere che sfortunatamente io ho le gambe ad X, cioè sono affetto da ginocchio valgo. E con questa deformazione se unisco le ginocchia non riesco ad unire i talloni che mi stanno visibilmente distanti almeno 5 centimetri. Normalmente, conoscendo il mio difetto, correggevo la mia posizione di “attenti” unendo i talloni (la perfetta posizione di “attenti” prescrive talloni uniti e punte divaricate di 45°) con le ginocchia unite ma sfasate in avanti, nascondendo con i calzoni la posizione irregolare, così che tutto apparisse in perfetta esecuzione.
Ma questa volta per l'emozione mi ero del tutto scordato del problema e mi ero impietrito spontaneamente sugli attenti chiudendo rigidamente le ginocchia. E così i talloni apparivano in bella posa distanti 5 centimetri l'uno dall'altro, anche se le punte erano perfettamente aperte secondo regolamento. Peccato, perché se non fosse stato per quello sfortunato accidente credo che stessi dando bella mostra di me come ufficiale e potevo essere l'orgoglio del Reggimento. Invece pareva che il Reggimento avesse messo li proprio quel giorno il peggior pivello della storia dell'Esercito Italiano!

Co...coome? Ah, Signor no, non posso!
Il Generale sembrò quasi vacillare per la sorpresa, ma fu un istante solo.
Come ha detto?” Sibilò.
Ho le gambe ad X signor Generale, se unisco le ginocchia non posso unire i talloni
La Medaglia d'Argento rimase a bocca aperta, senza parole, sbigottita per la sorpresa! Poi si riprese subito e disse con voce durissima:
Continui
In licenza 38, ammalati...ammalati...non mi ricordo più signor Generale...
Avrei dovuto raccontare ancora tre o quattro cifre ma avevo perso la testa e non mi ricordavo più niente, bloccato da una subitanea amnesia.
Ma non ha un foglietto con i dati da qualche parte?” Il Generale sapeva che ne avevo uno in ufficio perchè da giovane era stato anche lui Ufficiale di Picchetto.
Signorsì, l'ho in ufficio”.
Allora vada immediatamente a rileggersi i dati” Ordinò imperioso. Non sapeva in quel momento nemmeno lui cosa fare di me e come affrontare una situazione così inedita e paradossale.
Signorsì. Comandi!” Perfetto dietrofront, battuta di tacchi e via di corsa.

Frattanto gli altri, tutti gli altri, meravigliati da quella scena inusitata e che non potevano capire perchè erano distanti, si stavano chiedendo con angoscia cosa stesse accadendo e perchè un Generale di quel livello parlasse così tanto ad un semplice Sottotenente di prima nomina, che fra l'altro gli rispondeva. E la tensione nell'aria era altissima.
Rapida rilettura del foglietto e poi fuori di nuovo di corsa verso il Generale che nel frattempo se ne era andato verso la palazzina del comando e adesso sostava in un crocchio di alti ufficiali davanti all'ingresso.
La breve corsa di trenta metri terminò alle spalle del Generale con una sonora battuta di tacchi e un chiaro " Comandi! Signor Generale", che era la formula di rito per rivolgere la parola ad un alto ufficiale.
L'ometto mosse solo la testa di pochi gradi come per indicare "Avanti dica pure".
Ammalati 47, in servizio 82, ecc.
Sta bene. Tre giorni di arresto per lei.
Punto.
Lo disse a bassa voce, nemmeno guardandomi più per il disprezzo profondo ed il disgusto che provava per me. Lo disse quasi continuando a parlare di qualcosa con gli altri, quasi non dicendomelo affatto, tanto che io credetti di sentirlo e di non sentirlo. O forse non lo aveva neanche detto e me l'ero immaginato io.
Con il rituale "Comandi!" a voce gagliarda, che significava "OK", oppure "Buon giorno", o piuttosto una frase qualsiasi di commiato rispettoso e di conclusione, mi girai con il solito atteggiamento da ufficiale tedesco dei film e, dopo la classica sonora battuta di tacchi che ostentavo sempre con orgoglio, iniziai la breve corsa conclusiva verso il mio posto di guardia.
Dopo pochi minuti avvenne il cambio della guardia con un mio collega dello stesso mio corso il cui cognome cominciava per B. Ma gli ufficiali superiori erano entrati nella palazzina comando, nel piazzale non c'era più nessuno ed il Generale era svanito, come un incubo notturno.

Passarono alcuni giorni, parecchi giorni, non ricordo bene quanti, senza che nulla accadesse. Nessuno mi fece più parola di quanto era successo tanto che mi convinsi che forse il fatto degli arresti era sfuggito nella sostanza a chi di dovere perchè detto in quel modo vago ed impercettibile. In definitiva pensai che era stato forse veramente solo un brutto sogno dovuto a cattiva digestione. Ma circa un mese dopo, nel piazzale delle esercitazioni, incrociai quasi per caso il mio Comandante di Gruppo, il Tenente Colonnello Alecci, di cui frattanto ero divenuto Aiutante Maggiore in Seconda, che se ne veniva lemme lemme verso il comando di gruppo. A pochi metri lo salutai rispettosamente e lui rispondendo al saluto osservò:
Non ha i capelli troppo lunghi lei?𔄙 Curioso! Mi vedeva tutti i giorni perché ero il suo assistente e lo notava per caso solo ora...
Un po' interdetto balbettai "Beh, si forse..."
Senza forse,” -continuò severamente- “veda di farseli tagliare subito! Ma, a proposito...e quella storia degli arresti, poi come è andata a finire?
Quale storia?” Dissi tentando di fare il furbo.
Gli arresti che le ha intimato il Generale.” -continuò Alecci smettendo l'atteggiamento un po' bonario che aveva solitamente con me- “Si faccia tre giorni di arresti semplici immediatamente!
Signorsì, signor Colonnello. Comandi!
E continuammo ognuno nella nostra direzione.

Gli arresti semplici sono giorni in cui fai il tuo servizio normale ma al termine, cioè intorno alle 18, ti rinchiudi nella tua stanza in caserma e puoi uscire solo mezzora per andare a cena al circolo ufficiali. In questo si differenziano dagli arresti di rigore che sono giorni in cui stai rinchiuso sempre nella tua stanza e non esci neppure per andare a mangiare ma c'è un piantone che ti porta i pasti. Ci sarebbero poi anche gli arresti di fortezza, che si beccò un mio collega qualche tempo dopo per essere stato sorpreso di notte a dormire di bel buono in servizio (come facevamo tutti regolarmente) dal Capitano di Ispezione, che consistono nel rimanere segregato in un posto particolare della caserma (magari l'infermeria) con due soldati armati fuori dalla porta.

Aldo Millemaggi, mediano di mischia del Messina Rugby, Sottotenente mio collega di corso che divideva la camera con me in caserma, non smise di prendermi in giro pesantemente fin quando, circa un mese dopo, gli capitò il suo primo picchetto in una gelidissima domenica di Gennaio ed ebbe la sfortuna di ricevere la visita del Generale di Brigata (una stella in meno, ma sempre un Generale comunque) comandante la zona di Casarsa dove aveva sede la nostra caserma.
Allorch´ il Generale iniziò a passare in rivista la schierante, la tromba, gelata, invece dei tre sonori squilli di saluto emise un sordo prrrrrrr!!!
Il Generale corse infuriato davanti a Millemaggi e gli urlò "Stia agli arresti!!!"

Morale [NdR]: Quando arriva un Generale c'è sempre un Sottotenente che finisce dentro.


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