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Corte Mondina : febbraio 2011


Claudio Cicheri, 19 febbraio 2011

Carissimi allievi A.U.C. del 67° corso del ‘72

Ieri a corte Mondina per la prima volta ho incontrato un bel gruppo.
Pensavo di trovarci tra vecchi, invece ho visto, che TUTTI e per questo lo sottolineo, siamo giovani internamente.
È stato bello rivedere il film, cosa diversa vedermelo da solo a casa, mentre in compagnia hai lì presente i diversi colleghi.
Utile, le idee uscite durante i vari discorsi, fatti per il presente e per il futuro.

Per arrivare sul luogo stranamente, a mano a mano che mi avvicinavo verso la meta di destinazione, affondavo inconsciamente l’acceleratore, ma poi il satellitare mi informava dei punti di controllo velocità, e così dovevo rimediare, perché non si sa mai!
Tornato a casa già alla sera Bartoli aveva messo le foto su FaceBook e i tre filmati, tutto interessante, tutto pieno di contenuti.

Una domanda mi son posto, perché non ci siamo trovati prima?

Consideriamo la tecnologia comunicativa di allora: lettere o telefono?
Lettere ..ci vuol tempo, arrivano? La gente si sposa cambia paese, lavoro ed è difficile mantenere i collegamenti con tutti...
Telefono? Negli anni ’70 la linea telefonica passava nella mia campagna, ma non si decidevano mai di allacciarmi, ma quando abbiamo optato per la condizione “o mi allacciate subito, o quando fate manutenzione e dovete passare sulla mia proprietà ..troverete il cancello sempre chiuso e con i mezzi sotto il vigneto, non passate..allora hanno trovato il tempo”: era l’unico modo. O questo o tramite le conoscenze. L’Italia è così.

Oggi si viaggia sui due fili: e-mail, FaceBook, Skype, cellulare, telefono..ecc

Riguardo all’idea di mettere la colonna aggiuntiva sugli indirizzi (valida x chi vuole, spero che qualcuno non pensi già alla privacy), nulla in contrario, salvo non diventi stalking. Io e Greco ci sentiamo ogni settimana, alla sera, poi lui ad una certa ora mette giù: io acconsento perché voglio si rechi al lavoro, ben lucido, deve contribuire a pagare la pensione per noi.

Le foto, alcune vecchie vanno sostituite magari con il tesserino da S.Ten?
Le nuove, se vi volete togliere qualche anno, sta bene quella che c’è, ma se negli ultimi 5 anni avete fatto un po’ di dieta, è un po’ difficile focalizzare facilmente, ma questo succede al primo impatto.(Osvaldo l’ho riconosciuto subito, ma sulla foto sembra un po’ più robusto, mentre in realtà è a “peso forma”, forse colpa del grandangolo?).

Un caro saluto
A tutti

Claudio Cicheri


Eppure (Pietro Berna, 24 febbraio 2011)

Riflettere sulle vicende umane è un esercizio vecchio di millenni, per grandi uomini come per meno grandi. Noi, ex AUC del 67° di Bracciano costituiamo un'elite, cioè un gruppo ristretto di persone accumunate da una o più particolarità. Queste particolarità ci contraddistinguono tanto da far sì che noi stessi ci meravigliamo del fatto che, pur non avendoci pensato, pur avendo passato quarant'anni della nostra vita senza sentirne il bisogno, pur tuttavia ora, che ci siamo ritrovati, riscontriamo che, come scrive il Poeta, di star insieme cresce il disìo. Mi spinge in ciò l'intervento di Marzo, lui che, militare di professione, sicuramente ne ha viste tante. Eppure ... eppure ha sentito il bisogno di unirsi fisicamente al gruppo: la sua telefonata, riferita da chi c'era, ed il suo scritto sull'atmosfera giusta sono atti di una persona che certamente non è facilmente impressionabile nei sentimenti, stante proprio la sua levatura professionale. Eppure. E allora eccomi, mentre sono in viaggio verso Milano in un buco dentro l'Appennino, che trovo un momento di abbandono dagli affanni quotidiani per dedicarmi a riflettere e domandarmi sul perché così vadano le cose. Più facile porsi domande, molto meno individuare le risposte. Per raggiungere lo scopo, conscio dei miei limiti, non mi resta che affidarmi ai sacri insegnamenti: cercare di avvicinarsi per approssimazioni successive, insomma, di far forcella sul segno. Voi, amici, se vorrete, mi aiuterete, con mio grande piacere.

Una prima riflessione la traggo dalla valutazione che Giuliano Toppan diceva nel nostro incontro a Pisa: eravamo ufficiali in tempi non semplici, ma non ci sentivamo inadeguati. Non lo eravamo perché, a mio parere, la nostra storia è un'attestazione del fatto che il sistema formativo di allora era in condizione di saper attuare una selezione della classe dirigente. La scuola, parlo di quella degli studi, ma anche la selezione militare, con la scuola, intesa come Bracciano, pur con pecche, qualche ritardo, qualche disorganizzazione, ti selezionavano, col duplice effetto di renderti consapevole di possedere gli strumenti per affrontare le situazioni che ti si sarebbero parate davanti e, nel contempo, rafforzavano in te, neofita della società, la fiducia nella classe dirigente che, per fatto anagrafico, ti preparavi a sostituire. Da qui nascono quei valori morali che fanno sì che persone con storie diverse sotto tutti i punti di vista, si ritrovino, con piacere, riunite ancora una volta. Di questo ne parlavo con l'amico Osvaldo quando, bontà sua, mi contattò all'inizio del 2010, e ne parlo qui oggi con molto più vigore e convinzione di allora. Con lui parlai di un dovere civile di testimonianza per il nostro gruppo. Credo ancor più oggi, visto come stanno andando le cose, di doverlo ricordare. Dovere di testimoniare cosa in concreto possa il rispetto della persona, l'amicizia disinteressata, la stima che nasce dalla condivisione dei valori. È in questo terreno che nasce e si sviluppa un vero progresso civile. Oggi, il quotidiano mi ricorda di essere datato: l'insicurezza dei giovani e dei quasi giovani è palpabile. Tutto posseggono, meno il sentirsi gruppo attivo, conscio dei doveri comuni nel rispetto della singolarità dell'individuo. Questa nostra ricchezza ritengo che debba essere testimoniata.

Pietro Berna, Firenze-Bologna



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